Cari genitori…. lettera della maestra Patrizia della scuola Vignoni di Casalecchio

Siamo andati al mare a Cesenatico, alla fattoria, a caccia di impronte di lupo, domani andremo a Monte Adone. Dove ti piacerebbe fare un’altra gita con i tuoi compagni?

Nel bosco. Con la Manuela.         Una bambina di 6 anni – 13 Giugno, 2012

Cari genitori delle Penne d’Aquila Blu, qualche impressione sull’esperienza della Scuola nel Bosco, come per le altre uscite.

E’ stata un’esperienza bellissima, densa, di spessore, di fisicità, piena di bellezza, di sole, di un fare operoso e volto  alla scoperta che vale 6 mesi di scuola.

Oserei dire di passaggio e iniziazione per dei bambini e delle bambine di città che si apprestano a varcare la soglia della Scuola Primaria.

Da insegnante potrei dirvi anche che è stata un’esperienza formativa ed educativa due delle parole che da sempre esprimono il carattere valoriale di tutto quello che facciamo con i bambini, ma, che in questo caso, mi paiono improvvisamente di gran lunga insufficienti per descrivere questa settimana nel bosco.

E’ proprio stata qualcosa di più, che non ha ancora un nome perché è come un crogiuolo che alimenta la nostra cosmogonia interiore e che con il tempo si caratterizzerà e prenderà uno spazio nel panorama interiore di ognuno di noi.

Bambini e bambine e noi, appunto, che li abbiamo affiancati in questo viaggio in un mondo altro.

E’ stato certamente un percorso in un ambiente noto, ma non conosciuto nella sua interezza e nella sua complessità, nella sua varietà di paesaggi, colori, ambientazioni, luci, odori,  e quindi come lontanissimo dalla scuola, dalla nostra quotidianità.

Un viaggio anche in un tempo cronologico altro non più scandito dall’orologio del soddisfacimento dei bisogni primari –frutta, pranzo, merenda- e dal susseguirsi delle attività scolastiche, ma dal tempo senza lancette della scoperta, della perlustrazione, dal tempo che ci mette un insetto per andare da un punto all’altro del bosco, dal tempo che si mette a cercare un verme, dal tempo che ci si mette per costruire un aereo con i bastoni, dal tempo che ci si mette per cercare proprio quel bastone, dal tempo che serve per guardare un prato in santa pace. Sì, un tempo altro.

Il tempo di sentire la fatica, di sentire il sapore del sudore, di misurare la propria resistenza. Il tempo di lasciare lo sguardo finché si vuole su un qualsiasi elemento naturale. Un tempo a misura di bambino. Un tempo a misura del piccolo gruppo. Il tempo nel quale un adulto può aspettare un bambino tutto il tempo che vuole. Il bambino. Finalmente.

E’ stato sicuramente un viaggio all’interno di ognuno di noi, però non da soli, anzi con la rassicurante presenza di un amico, di un adulto “E’ vero che non ci perdiamo? Siamo con …”

Dopo il primo giorno, quasi di ubriacatura e di morsi all’aria, di ricerca dei punti di riferimento familiari “Ehi, là c’è la mia casa”! “C’è la nostra scuola!” “C’è tutto il mondo!” “C’è l’Africa!” “Ehi, il ponte del 2 Agosto dove vado a giocare a pallone. Lo vedi?!” c’è stato il rinnovarsi del loro matrimonio con la Natura. Loro, che sono così vicini al Cielo e alla Terra. Loro, che intraprendono con Lei un dialogo che noi non possiamo cogliere fino in fondo …

E poi una ricerca/richiesta dei luoghi denominati e riconosciuti come “propri” nei quali si è lasciata una traccia, che sono andati a segnare una nuova topografia del Parco della Chiusa: “Il bosco del cuore”, “il prato degli insetti” “Il prato/bosco delle costruzioni” …

Viene da chiedersi: “Come abbiamo potuto tenerli in classe anche un solo giorno?”

Sono emersi aspetti del carattere e del temperamento di ogni bambino e di ogni bambina fino ad allora celati da una routine che non ritenevamo tale. Mai una richiesta di tornare a scuola, mai una nostalgia delle pareti che ci accolgono tutti i giorni. Solo una volta, un bambino al termine della seconda giornata, la più calda e la più faticosa ha detto tutto sudato e stanco morto: “Però, un giochino in sezione …”

Non una lacrima quando si sono tagliati con il pelapatate per scortecciare i rami. Magari per un diverbio con un amico, un dispetto di poco conto, ma non per un taglio con una meraviglia simile.

Meno storie, passaggi più repentini dal pianto al riso e viceversa. Corse a perdifiato, azzardi, colloqui inediti ed esilaranti con insetti, capre e galline. Incontri con altre persone. Relazioni con i compagni rinverdite, allargate, rinnovate, collaudate in un altro contesto. Amicizie rinsaldate dalla risoluzioni di problemi, scalate e discese, visione di panorami improvvisi e inattesi – di fronte al fiume Reno: “Il mare! Si mangia il pesce!” – , dalla condivisione di una pozzanghera nella quale rimestare con un bel bastone e schizzarsi.

Sentimenti e atteggiamenti di protezione nei confronti di un compagno.

E la tovaglia meravigliosa, acclamata e reclamata ogni giorno. La ricerca del proprio strofinaccio. Come l’unico elemento a ricordarci da dove venivamo. E dove eravamo sicuri di tornare.

Testimone di menù mai assaggiati prima: arancini di riso belli caldi, wurstel con lo stecco, pomodorini – uno per boccone – crescenta morbida, la piadina come quella di Riccione tiepida al punto giusto, melone profumato, ciliegie da mettere nelle orecchie e giù a ridere! E tutti ci siamo serviti dallo stesso contenitore dopo esserci lavati le mani alla fontana che ci ha dissetati quando ci sembrava di avere sete da sempre, che ha lenito qualche sbucciatura. Che è stata una meta e un approdo sicuro –Dài, ancora un po’ e arriviamo alla fontana!”

Avremmo voluto essere videocamere e macchine fotografiche noi stesse e abbiamo usato quelle vere in modo quasi compulsivo. Come rendere una bambina quasi supina in una pozzanghera che è passata in un secondo dalle lacrime al riso? Come farli vedere in un bellissimo campo di fieno, solo noi, a battagliare e a riempirsene le braccia, facendo a gara a chi ne prendeva di più, tuffandovi il volto per sentirne il profumo?

Ma forse è impossibile raccontare tutto ma proprio tutto di un’esperienza come questa che ha bisogno di tempo per sedimentarsi.

E’ forse impossibile cogliere ogni attimo, ogni sguardo per condividerlo con altri … anzi è probabilmente saggio dare spazio anche all’indicibile e a quello che non si può definire compiutamente. E di permettere ad ogni bambino di farne l’uso che crede. Anche noi adulti, che li abbiamo affiancati, abbiamo bisogno di far decantare. Di certo oltre al mal d’Africa esiste anche il mal di Bosco. Ma questa è una storia che racconteremo un’altra volta.

Grazie di cuore alla mia amica-collega Alessandra, che conosce il parco come le sue tasche, lei dice che è un po’ la sua casa, che ha accettato di venire con una bradipa come me e le mie, adesso nostre, Aquile Blu nel bosco. Grazie a Francesca, la mia collega tutta nuova, che so che ci ha pensato e che avrebbe voluto essere con noi.

Un grazie speciale a Manuela, educatrice ambientale con la E maiuscola, Maestra di noi tutti sulle meraviglie del bosco. La vorremmo sempre con noi a scuola. Il bosco ce l’abbiamo. E’ lei che ci manca.

Ci ha fatto un bellissimo regalo: una scatola meravigliosa con tanti oggetti per esploratori e ci ha lasciato il compito di portare a Loredana, un’amica esploratrice come lei, che ci ha accompagnato in un altro bosco a caccia di tracce di lupi, un suo regalo: un bastone a forma di fionda con una foglia di ghianda. I bambini hanno potuto cogliere delle relazioni tra le persone … un filo rosso che le accomuna, che ci accomuna.

Grazie alla nostra dada Daniela che ci ha seguite senza riserve in questa avventura. Grazie a Patrizia Guerra del Comune di Casalecchio di Reno che ha pensato a noi per questa esperienza che ci accompagnerà nel futuro che ci attende. Grazie ad Alessandra, sempre del Comune di Casalecchio di Reno che ha avuto cura che tutto filasse liscio, a Elisa che porterà con sé, all’Università, un po’ di noi, a Erdiola e Milca che ci hanno dato la mano, anzi due in tanti momenti, agli abitanti di Casa Margherita che ci hanno offerto ospitalità, a Roberto, fotografo, presenza discreta, che ha immortalato alcuni momenti di una nostra giornata.

Grazie a chi ha pensato che valesse la pena stanziare dei fondi perché i bambini e le bambine fossero felici e venisse restituito il tempo che rubiamo loro ogni giorno per le nostre esigenze. Speriamo vivamente che altri bambini possano godere di una settimana nel bosco.

Grazie a tutte le persone che stanno mettendoci del loro, energie, passione, cuore e competenze, perché questa sperimentazione sia fatta a regola d’arte e possa dare il via a un nuovo inizio.

I bambini e le bambine sono tornati nel bosco, ma noi, siamo tornati alla scuola con la S maiuscola dove i bambini sono in cima ai pensieri di un bel gruppo di persone. Altra storia che andrebbe raccontata.

E per ultimi, ma non da ultimi, grazie ai genitori che da subito hanno avuto fiducia in questa esperienza e nella scuola. La loro tranquilla serenità ci ha accompagnato ogni giorno.

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Comments
2 Responses to “Cari genitori…. lettera della maestra Patrizia della scuola Vignoni di Casalecchio”
  1. FRANCESCA ha detto:

    Sono qui con il mio pennotto d’aquila Francesco che ha partecipato alla scuola nel bosco con la scuola Vignoni. A Francy è piaciuto molto costruire l’aereo nel “prato delle costruzioni” perchè noi lo chiamiamo così….mi dice, poi era bello fare il pic nic tutti i giorni con la nostra tovaglia e fare lo scivolo nell’erba altissima perchè è anche scivolosa….scivolavamo tutti!!!!!

  2. silvia ha detto:

    L’altro giorno con Federico e Valentina siamo andati al parco talon e Vale ha detto che ci avrebbe guidati lei perche’ lei il bosco lo conosce tutto. Ad un certo punto si e’ tutta emozionata: venite venite! qui c’e’ il nostro passaggio segreto ! Ma il passaggio segreto per andare dove? abbiamo chiesto. E lei: per il prato delle costruzioni !!!!!

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